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addestramento del cane video

Ancora un appello per dare via un cane.
Il cane è un pastore tedesco, di cinque anni. E’ legato a una catena, sdraiato. Non c’è vita nei suoi occhi. Quel cane viene tenuto a catena, per non infastidire i vicini, dicono, e viene dato via perché la neonata di tre mesi è “allergica ai cani”. I bambini allergici ai cani spuntano come funghi, forse li affittano, ogni volta che qualcuno decide di non voler più un cane. Bambini allergici, trasferimenti all’estero, problemi di salute.

Qual è la verità? Cosa spinge le persone a dare via un cane?

adottanti in canile

Questa sequenza mostra un felice cane di famiglia:
quando viene creato il legame con gli adottanti prima dell'adozione e il momento in cui il cane entra per la prima volta in casa.

E’ davvero importante, saperlo? Nel momento in cui una persona decide di dare via il cane, quel cane deve trovare una nuova famiglia.
La morale del branco è che chi adotta un cane, o lo compra, firma un patto con il destino, quel cane resterà in quella famiglia fino alla fine dei suoi giorni. Da questo dogma sono escluse ovviamente certe categorie, come gli allevatori, o certi personaggi. Loro possono comprare e vendere cani in qualunque momento della loro vita. Gli altri no. Verranno esposti alla pubblica gogna se osano dichiarare di voler dare via il cane. Il cane deve rimanere dove si trova. Perché un cane è come un figlio, mica lo abbandoni se hai un problema. Perché se hai scelto di prendere un cane, devi assumerti la responsabilità della sua vita, a qualunque costo, a qualunque condizione, anche se sarà il cane a pagarne il prezzo. Perché non si fa, o si fa ma non si dice. O si dice ma inondando valli di lacrime, così il mondo empatizza con te.
Ogni storia è a sé. Consideriamo il caso peggiore, quello in cui la persona vuole liberarsi del cane senza un valido motivo. Perché non ha più voglia di avere un cane, perché è nato un figlio e non ha più tempo, perché ha scoperto che il cane è un impegno. Perché il cane ha dei comportamenti sgraditi. Ma non gravi.

Chi legge l’annuncio è incredulo. Chi può volersi liberare di un cane senza neppure avere una ragione credibile?

cane adottato primo giorno in famiglia

Vi chiedo di capovolgere la domanda. Che vita può avere un cane, con una famiglia che vuole liberarsene senza neppure una ragione credibile? Per i cani, niente è peggiore del vivere senza qualcuno che si prenda cura di loro, che dimostri loro affetto, attenzione. Che li accolga dentro alla famiglia. Esistono persone che vogliono bene al cane, ma comunque non riescono a dimostrarlo nel modo adeguato. Ma almeno vogliono bene al cane. C’è stato, negli ultimi anni, un continuo dileggiare a chi prova “ammmore” verso il cane. Ma senza attaccamento, senza amore, non c’è famiglia. Il distacco emotivo è la prima, vera, causa per dare via un cane, quando il cane diventa un problema. Hai un cane, non provi affetto per quel cane, quel cane è un problema, dai via il cane.
Dal punto di vista del cane, venir dato via può significare l’unica, vera, possibilità per avere una vita decente. Una vita di affetti e di condivisione.
Meno è valido il motivo per dare via un cane, più quel cane deve essere aiutato a trovare un’altra famiglia. Non avere un motivo implica una assenza di legame dall’inizio. E’ un fenomeno a cui ho assistito spesso in canile. La famiglia adotta il cane, porta il cane a casa, scopre che il cane è un problema, riporta il cane in canile. Nel breve periodo, ore o giorni, in cui il cane ha vissuto in quella casa, non si è mai formato un attaccamento, l’unico elemento che può ammortizzare le prime difficoltà di convivenza.
Ho intitolato questo articolo “Altrimenti finisce in canile”, perché chi non prova attaccamento verso il cane può trovare facile minacciare tale soluzione. Il canile come pattumiera in cui riversare i cani che non si vogliono più. A volte sospetto sia una strategia per chi condivide gli appelli, ma se davvero esiste la possibilità che il cane venga portato in canile, per quel cane la convivenza con quella famiglia è finita da un pezzo. E’ diventata una sopravvivenza, con quella famiglia.
Esiste anche la versione più estrema “Altrimenti viene soppresso”. Ma questa è, quasi sempre, una minaccia vuota, oltre che bieca. In Italia è vietato sopprimere cani se non per motivi medici (es. malattia terminale), o perché dichiarato da un veterinario comportamentista aggressivo e pericoloso. E qui apro una parentesi: sapremo mai quanti e quali cani vengono uccisi perché aggressivi? Possibile non esistano dati nazionali?
Esistono motivi validi per dare via un cane? Noi non siamo la vita degli altri.  Possiamo, sulla base degli elementi che crediamo di conoscere, esprimere una opinione, persino un giudizio. Ma, di fatto, non siamo in grado di conoscere e capire le motivazioni di altre persone, perché non viviamo la loro vita.

cane adottato nuova famiglia

Giudichiamo in modo positivo gli stalli, l’adozione temporanea di un cane che sta cercando una famiglia, ma dal punto di vista del cane, non c’è alcuna differenza. Noi sappiamo che stiamo cercando un’altra famiglia, il cane no. Il cane è convinto di averla trovata. Diverse le motivazioni umane, certo, ma spiegatelo al cane. Mantenere un distacco, un legame debole, non renderà quelle settimane, quei mesi, meno rilevanti, il distacco meno difficile. Anzi, al contrario. Un cane che viene accolto in famiglia, imparerà a fidarsi, a affidarsi, e sarà in grado di formare una nuova relazione a partire da queste esperienze positive. Posto che la nuova famiglia lo veda, lo accolga, gli voglia bene.

Chi sceglie per il cane, dovrebbe sempre scegliere nell’interesse del cane, perché è dalla nostra scelta, che dipende la sua vita.

Qualunque sia la causa, che sia valida o meno per noi, la differenza è in quanto i proprietari sono pronti a impegnarsi perché il cane abbia la possibilità di vivere una seconda vita felice. Se i cani non fossero in grado di formare nuovi legami, non sarebbero possibili le adozioni in canile. Forse si pensa che passare da non avere una famiglia ad avere una famiglia sia un salto di qualità, mentre passare da una famiglia a un’altra famiglia sia sempre e comunque un fallimento. Ma la realtà è che è solo il cane, a decidere se era meglio prima o dopo, se è felice. Ci sono cani di canile che non desiderano affatto venire adottati, o entrare a far parte di quella famiglia. Si sa di casi in cui il cane è scappato per tornare in canile. Anche in canile il cane forma dei legami, con altri cani, con i volontari. Il canile può essere, e in molti casi è, una famiglia (esistono anche responsabili di rifugi che vivono la relazione con i cani in modo così forte, da non volerli dare in adozione...). Passare da un legame a un altro è sicuramente possibile se il secondo legame è forte.

In alcuni casi è possibile creare il secondo legame prima dell’adozione definitiva.

cane abbandonato nuova casa

E’ una procedura seguita in molti canili prima dell’adozione. Gli adottanti imparano a conoscere il cane, e stabiliscono un legame, prima di portare il cane nella nuova casa. La distanza lo rende impossibile, e richiede quindi una maggiore disponibilità e impegno iniziale da parte della nuova famiglia.
I cani non possono scegliere. Non scelgono da chi verranno comprati, o adottati. Non scelgono con chi vivranno, e in quali condizioni. Esistono cani che vivranno tutta la loro vita con la stessa famiglia, e non saranno felici. Esistono cani che finiscono in canile, e troveranno la loro famiglia, quella vera. Il destino dei cani è nelle nostre mani. Qualunque sia il motivo che ci porta a dare via un cane, la nostra responsabilità è trovare, tra sette miliardi di persone, quella che lo renderà felice.
 
Lo prende lei?

cane aggressivo paura

Una telefonata. Un cane di razza, di due anni, maschio. Il cane è aggressivo verso i componenti della famiglia, il proprietario mi racconta la loro storia. Non è una telefonata per avere consigli. Il proprietario dichiara che il cane dovrebbe essere gestito da un esperto, e mi chiede di prendere il cane. Vorrebbe dare a me il suo cane, perché io sarei sicuramente in grado di gestirlo. E’ disposto a pagarmi, se lo prendo. Dare via un cane problematico, è dare a qualcun altro un problema. E’ quello che io chiamo (cit. “Giudice Amy”), dare a un altro la propria scimmia. Rispondo chiarendo che ho dei cani, che vivono in casa, e non sono proprio in grado di adottare un cane maschio aggressivo e portarlo a casa. Spiego che si possono contattare i rescue, le associazioni animaliste, e mi viene risposto che non vogliono che il cane “finisca in canile”. “Finire in canile”, può essere l’unica alternativa a “venire soppresso”, per un cane con una storia di aggressioni.
E non è neppure così facile. Il canile ha un box con la ghigliottina? Chi entrerà in quel box? Ci sarebbe la possibilità di metterlo in pensione. Ma quale pensione accetta un cane aggressivo che i proprietari stanno cercando di dare via? Con la paura che quel cane diventi carne e sangue di nessuno. Una adozione diretta, è quasi impossibile. Il motivo è che può semplicemente essere troppo pericoloso. Un cane che non ha alcun attaccamento affettivo, che non sa dove si trova, e ha esibito aggressività in passato, può minacciare o attaccare per difendersi.  
Il cane entra nel circuito delle condivisioni. C’è chi tace il problema, chi lo maschera scegliendo i termini. “Adatto alla guardia”, “Adatto a chi conosce la razza”, “Richiede esperienza”, “Carattere forte”, o dominante, “Deve conoscere la persona prima di accettarla”. Chi fornisce le descrizioni più dirette, e trasparenti, sono i rescue e chi si occupa di aiutare questi cani. Ma se un cucciolo di razza, meglio se con pedigree, riceve centinaia di condivisioni e di richieste, un cane adulto può sperare in un colpo di fulmine, un cane aggressivo finisce nel limbo dei cani che non vuole nessuno. Alcuni di quei cani, vengono adottati. Ma tra le adozioni di successo si contano anche i cani finiti dentro a un box, a fare la guardia a un capannone industriale. Quel cane, è stato salvato?
Non ha un finale, questa storia. Non ha una morale, se non che dovremmo riuscire a arrivare prima, a aiutare quel cane. A fare in modo che non venga comprato o adottato, se non da persone che sono in grado di gestirlo. Fare in modo che non diventi aggressivo, che non venga definito aggressivo, pericoloso, inadottabile. Dovremmo riuscire a vedere nella sua aggressività non solo il pericolo, ma la condanna all’isolamento sociale, a un non futuro fatto di reti e cancelli, posto che sopravviva. Perché “finire in canile”,  può essere l’unica alternativa a “venire soppresso”.

Testo Alexa Capra, 9 agosto 2017
Fotografie di Daniele Robotti
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