Un cane che viene esposto a due situazioni. In una il cane viene "convinto" a avvicinarsi a un peluche a forma di bouledogue. Nell'altra cammina in parallelo a un peluche che viene trascinato.
L'idea di base è "l'abituazione" o assuefazione del pit bull alla presenza di altri "cani".
Per capirci, il processo di assuefazione è quello che succede se comprate un oggetto e lo portate a casa. Appena entrate in casa, il cane lo annusa, lo esplora, quindi lo ignora. Quello stimolo non ha, per il cane, un valore positivo o negativo. L'abituazione è il processo per cui uno stimolo assume un valore neutro, e porta l'animale a estinguere la risposta iniziale.
Un peluche a forma di cane può scatenare una risposta iniziale, perché il cane viene ingannato dalla vista e si comporta come se avesse davanti un cane in carne e ossa. Il cane si avvicina (o viene forzato a avvicinarsi...), e dopo una esplorazione soprattutto olfattiva, smette di reagire come se fosse un cane vero, e lo tratta come un oggetto.
Sonne di fronte a un cane finto lo tratta come un fantastico giocattolo da uccidere. Gli altri miei cani lo ignorano e basta.
L'assuefazione a un peluche a forma di cane può avere un qualche effetto sulla capacità del cane di tollerare la presenza di altri cani?
Immagino che chi ha proposto questa esperienza conti su un effetto tipo "vista di un cane - reazione - il cane non è un pericolo - estinzione della reazione". Il problema è che un cane vero contiene un numero di informazioni molto più alto e complesso di un peluche.
Un cane vero si muove, emette comportamenti, è una fonte di odori che cambiano in base allo stato fisiologico e emotivo...
Nella migliore delle ipotesi il cane potrebbe credere che la vista di un cane non sia una condizione sufficiente per reagire (il cane potrebbe essere un oggetto...), ma niente di questa esperienza gli trasmette migliori strumenti per relazionarsi con la realtà di un cane che si muove, comunica, esprime emozioni e motivazioni.
L'esperienza in se poteva essere interessante, se solo fosse stato data al cane la possibilità di scegliere, e di elaborare le proprie emozioni (inclusa motivazione a allontanarsi o aggredire). Voler produrre in un cane una assenza di risposta, che rassicuri i proprietari, non ha invece molto senso, non dal punto di vista teorico (estinguere la risposta su un peluche non è estinguere una risposta su un cane - o, peggio, sui cani), e non dal punto di vista pratico, se il cane viene prima portato verso il peluche e gli viene quindi intimato di ignorarlo.
Io credo che un elemento difficile da valutare e da gestire sia il nostro bisogno di controllo: il potere di cambiare il comportamento del cane. Molto di quello che i cani devono vivere non è altro che il riflesso dei nostri bisogni, le nostre paure, le nostre aspettative.
Alexa Capra, 21 marzo 2022
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