Molti anni fa, vivevo con una femmina di malinois, Matisse. Una cagna meravigliosa, ma come molti cani da pastore, non proprio socievole con i propri simili. Per aiutarla a affrontare la presenza di cani estranei, avevo scoperto che era utile lasciarle un kong. Matisse lo teneva stretto tra i denti, se aumentava lo stress, lo masticava, altrimenti lo teneva e basta. Avevo iniziato a definire “strategia da malinois” l’uso di giocattoli per aiutare i cani a sopportare una situazione di stress.
Ricordo di aver iniziato a consigliare di dare un giocattolo quando il cane era troppo intenso nel salutare i proprietari al rientro a casa. Dagli un giocattolo, fagli i complimenti se lo prende, vai a cambiarti e torna dal cane a giocare. Ai tempi i consigli che venivano dati erano: ignora il cane, insegna al cane a sedersi, dai al cane del cibo se non ti salta addosso, oltre alle versioni più o meno violente (colpire il cane con il ginocchio, pestare un piede posteriore, usare una tanica in cui erano state messe dentro delle pietre...). Pensavo: io non starei meglio se fossi costretta a restare seduta a guardare un muro, perché un cane dovrebbe stare meglio se gli insegni a sedersi e restare seduto?
Ho insegnato per anni la “strategia da malinois”, finché non ho iniziato a integrare le mie conoscenze con testi di psicologia umana.
Ho scoperto che quella che era la mia esperienza personale aveva un nome: strategie di coping. No, non esiste una traduzione in italiano; to cope è un verbo inglese che si può tradurre come “fare fronte a...”, e indica una strategia attiva per ridurre il livello di stress di un individuo. Da quel giorno, ho iniziato a chiamare strategie di coping e ho iniziato a studiare cosa è un coping efficace nei cani. Ho introdotto il termine e il concetto di coping nella mia pratica, e nella cinofilia italiana. E’ raro che io mi attribuisca una primogenitura, ma ogni tanto mi irrita sentirmi rubare una idea salvo spacciarla per propria. Succede anche piuttosto spesso :-D
Quindi, una strategia efficace di coping è una strategia attiva messa in atto per ridurre il livello di stress.
Attiva significa che è il cane a scegliere cosa fare e quando farlo. Non è qualcosa che noi chiediamo al cane, deve essere una scelta del cane. Perché sia un coping, deve ridurre lo stress del cane. Non basta sia piacevole, divertente, deve ridurre lo stress. Le strategie di coping sono una parte dei miei procedimenti di lavoro per i cani. Valuto le strategie naturali di un cane, un individuo, insegno ai cani nuove strategie, rispettando le caratteristiche del cane, e insegno al proprietario come riconoscerle e usarle. Sono una parte importante del lavoro di riabilitazione di un cane. Non è sufficiente sapere che esistono, usare in modo ottimale le strategie di coping richiede una formazione specifica, competenze acquisite attraverso l’osservazione e la pratica. Sbagliare significa non solo non produrre un miglioramento nello stato emotivo del cane, ma rischiare di provocare danni al cane.
Ogni cane ha delle preferenze individuali rispetto ai coping, anche se esistono categorie generiche di coping.
Io guardo televisione trash, o leggo facebook, altri camminano in montagna o cucinano. Quello che è un coping efficace per un individuo, può non esserlo per un altro. Il nostro compito è riconoscere i coping naturali del nostro cane, imparare a riconoscerli, a usarli per aiutare il cane. Uno dei problemi dei coping è che possono trasformarsi in dipendenze (altro concetto che ho introdotto io, e che sto ancora studiando).
Le categorie di coping sono: la predazione, il gioco di predazione, il movimento, il nuoto/l’acqua, il contatto sociale, il grooming (la cura di se), il cibo e le attività associate al cibo. Il video vi mostrerà alcuni cani impegnati in attività di coping.
16 Settembre 2014
Testo e video di Alexa Capra
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