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addestramento del cane video

In un bellissimo libro di disegni sui cani, l’artista olandese Rien Poortvliet (forse lo ricordate per le illustrazioni sugli gnomi), raffigura se stesso e la moglie alle prese con il thé e un cucciolo di Drathaar. Si vede l’autore tenere in alto il piatto con la torta, mentre il cucciolo si arrampica per rubare il cibo. E’ meraviglioso. Un cucciolo libero di fare il cucciolo, senza l’ansia di arginare il suo comportamento dentro regole umane, dentro schemi che sostanzialmente evitano ai proprietari presenti e futuri fastidi.

Anche se c’è chi dentro al termine “educazione” ci mette più o meno di tutto, la traduzione più comune del termine è un cane che si “comporta bene”.

Il cucciolo impara a sporcare fuori casa (o in casa ma sul giornale), a non mordere parti umane, abiti compresi, a rimanere da solo, ovviamente senza urlare e senza distruggere, a non chiedere o rubare cibo. Il cucciolo impara a tornare al richiamo, a camminare al guinzaglio, a socializzare con qualunque cane incontra, a farsi toccare dagli estranei (“è così CA-RI-NOOOO”),  a giocare con i suoi giocattoli (che, a fine gioco, vengono chiusi in un cassetto), a non giocare con pantofole e scarpe. Impara a essere calmo, perché un cane calmo è un cane che non solo è educato, ma è pure un cane che sta bene.
Un cucciolo che entra in casa mia, entra in una condizione di pura anarchia. Peggio, una dittatura in cui è il cucciolo a stabili ritmi, eventi, regole e condizioni.
Se il cucciolo piange di notte, io mi alzo e vado a rassicurarlo. Per fortuna dura una notte o due, perché un cucciolo che si sente al sicuro, non ha bisogno di piangere per essere rassicurato. Se il cucciolo si sveglia alle sette di mattina e vuole mangiare e poi giocare, io vago per il prato finché non è stanco e felice di tornare a dormire. Se il cucciolo vuole giocare, trova giocattoli sparsi per casa, di ogni forma, dimensione, materiale. Se gli scappa la pipì, pulisco. Se mi morde le mani, soffro in silenzio, e gliele lascio mordere.
Dato che non vivo in un altro pianeta, ho anch’io bisogno di raggiungere un compromesso tra la libertà concessa ai miei cani e la possibilità di gestirli nella società civile. Con tutto quello che una società comporta come aspettative su cosa significa essere un cane “educato”. E non vivo certo con cani fuori controllo, ingestibili e afflitti da qualunque problema comportamentale.

Il primo elemento è il tempo. Non possiamo trasformare un cucciolo in un cane educato in un giorno, in una settimana o in un mese.

Considerate circa 10 mesi di duro lavoro, per raggiungere un buon equilibrio nella convivenza. In mezzo c’è pure il delirio dell’adolescenza, che può far vacillare qualunque proprietario consapevole. Ma prima o poi finisce. Non abbiate fretta, soprattutto non cedete alla tentazione di pensare che se oggi il cucciolo fa pipì in casa, domani non sarà in grado di sporcare solo fuori. Che se oggi vi mastica le mani, domani diventerà un pericoloso morsicatore seriale. I cani cambiano il loro comportamento tutta la vita, e sono incredibilmente capaci di adattarsi a noi.

Il secondo elemento è soddisfare i bisogni. Un cucciolo ha dei bisogni molto semplici quanto fondamentali: il senso di sicurezza, la famiglia, dormire, mangiare, bere, sporcare. Sfogare le energie fisiche e soddisfare il bisogno di stimolazione mentale.

Razze diverse e individui diversi esprimono in modo differente questi bisogni. Anni fa ho letto un commento sui border collie, e su quanto hanno bisogno di muoversi e di stimoli durante la crescita. Ho pensato “strano, perché ho un cucciolo di border collie e a me non sembra sia così impegnativo”. Poi l’ho osservato: Grisou era capace di giocare da mezzogiorno alle cinque di sera, crollare per una mezz’ora, e giocare di nuovo. La mia fortuna è avere un prato che offre mille opportunità di gioco a un cucciolo, e altri cani che - non sempre volentieri - fanno da balia.
Se il cucciolo ha bisogno di giocare, gli do dei giocattoli. Glieli lascio anche a disposizione, e non solo finché è piccolo. Compro orecchie di maiale o carne essiccata, per dare al cucciolo qualcosa da rosicchiare, quando è stanco e quando cambia i denti. Cerco di soddisfare i suoi bisogni. Il senso di sicurezza riguarda la capacità del cucciolo di sentirsi al sicuro, di stare bene. E’ legato alla relazione con noi, agli spazi, ad altre relazioni. Io comincio con me e con il soggiorno. Poi passo agli altri cani di casa, e altri spazi di casa. Il cucciolo è in giardino solo se ci sono io, o se la porta è aperta e può tornare in casa. Estendo il senso di sicurezza all’auto, ai Laghi, e alle “zie” e gli “zii”. Creare il senso di sicurezza non richiede altro che il cucciolo si senta al sicuro. Se urla disperato, se cerca di uscire, non si sente al sicuro.

Il terzo elemento è l’individuo. Per molti un cucciolo è un batuffolo peloso morbido e adorabile. Io ci vedo dieci mesi di duro lavoro.

Lo osservo. Non ho mai fretta di cambiare un cane. Forse anni fa, sentivo anch’io la responsabilità di dare una forma al cucciolo. Adesso preferisco prima capire che forma ha, e adattarmi io alla sua forma. Ho solo imparato qual è la forma che più mi corrisponde, qual è il cane che può essere felice con me. Io sono il limite, non il cane. Lo guardo e cerco di capire cosa gli piace. Cosa non gli piace, cosa lo preoccupa e cosa lo spaventa. Cerco di capire cosa lo fa stare bene, i suoi punti di forza e le sue debolezze. So che Puma, quando è preoccupata, annusa per terra. So cosa la preoccupa.

Conoscere non è avere la proprietà di qualcuno, e neppure la responsabilità, o prendersi cura, o vivere insieme.

Conoscere è esplorare. E’ un mondo sconosciuto, da esplorare giorno per giorno. Osservare il cucciolo quando sta bene, è felice, è rilassato, è sazio di cibo, coccole, giochi. Osservare quando è preoccupato, quando ha fame, deve sporcare, vuole uscire, vuole essere rassicurato, vuole giocare. Osservare il cucciolo in ogni ambiente, con ogni individuo, ogni giorno. Prima di cambiare qualcuno, dovremmo conoscerlo, capirlo. Chiederci se quello che fa, invece di essere un problema, non sia piuttosto l’espressione della sua natura di cane e della sua personalità, o il riflesso di una situazione inadeguata. Molti cani non sarebbero un problema, se solo potessero avere una vita più adeguata ai loro bisogni, le caratteristiche di razza e individuali.

Leggo spesso commenti ironici se non proprio accusatori, contro chi dichiara di provare amore verso il proprio cane. Eppure, ciò che può impedirci di reagire contro un cucciolo che fa qualcosa che non ci piace, è proprio quell’innamoramento che ci unisce al cucciolo, dal primo giorno, malgrado ogni difficoltà di comprensione, di gestione, di convivenza. Essere innamorati del proprio cucciolo è la base per costruire una relazione di tutela, di condivisione, di cura.
L’amore non basta, no. Anzi, a volte può diventare uno specchio per riflettere i propri bisogni, dimenticando l’altro. Ma se quando tornate a casa stanchi morti, non provate piacere a sedervi per terra e giocare con il cucciolo, perché avete scelto di adottare un cane?

Testo di Alexa Capra, 21 dicembre 2015
Foto di Daniele Robotti
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