L’idea di raccontare la nostra storia nasce da questo video che a maggio sollevò molte critiche... critiche che mi ferirono molto perché vedevo sporcare quello che ho di più prezioso al mondo: la mia Giada!
Mi sono capacitata di essere uno semplice zimbello, utilizzata per colpire Alexa e il GT, ma ho trovato veramente triste anche e soprattutto il ridurre la visione del cane ad un esecutore di insulsi esercizi. E mi fa rabbia constatare il mancato riconoscimento del cane individuo, del suo approccio al mondo, delle sue emozioni anche in un banale gesto come infilare il muso dentro un cono.
Giada è un cane insicuro e molto sensibile, e in quel contesto nuovo era preoccupata dalle persone e da un cane che abbaiava lontano, quindi compiere un gesto che le impediva di monitorare tutto quello che le succedeva attorno era una bella sfida. Già... infilare il muso nel cono è inutile se non si riesce a vedere il percorso emotivo, la sua richiesta di fare qualcosa che la aiuti a sentirsi più forte, se non si riesce a percepire come le esperienze consapevoli aiutino un cane ad aumentare le proprie competenze ,ad imparare a scegliere, ad essere più sicuro in quello che accadrà da lì in poi.
Da troppe persone i cani vengano visti come qualcosa che deve sottostare a delle regole, ad esibire ed imparare comportamenti che servono a chi ha bisogno di controllarli e farli corrispondere all’idea di cane bravo, performante.
Per me i cani sono vite, sono emozioni, sono occhi che guardano il mondo, tutti diversi nella loro identità, tutti uguali nella loro dignità, tutti con la una storia.
(un refuso, nei titoli Giada è chiamata "Gilda")
Questa è la nostria storia.
Giada aveva due mesi di vita quando è arrivata nella nostra vita, nel maggio di tre anni fa, figlia di mamma corso e papà pitbull che da anni sfornano cuccioli in un accampamento di zingari. Sin dal primo istante io e lei siamo state unite da un legame fortissimo ed ero convinta che il mio grande amore per lei bastasse per vivere bene assieme.
Aveva circa 5/6 mesi quando iniziarono i primi problemi... tirava al guinzaglio e spesso lo mordeva, accoglieva le persone saltando addosso, mi mordeva spesso le mani e abbaiava a chiunque passava davanti al nostro giardino lanciandosi al portone. Non si rilassava mai, aveva sempre bisogno di fare continuamente qualcosa, reagiva a qualunque piccolo stimolo. Intuivo che c’era qualcosa che andava ben oltre essere il classico cucciolo perennemente attivo e combinaguai.
Fortunatamente tra le nostre amicizie c’è un’educatrice cinofila, e siamo ancora più fortunati perché è una di quelle educatrici che VEDE i cani e pensa al loro benessere, sempre, sopra ogni cosa. Mi spiegò il significato dei suoi comportamenti, le sue esigenze e come iniziare a migliorare la situazione. Sentendomi incapace e inadeguata, iniziai a capire di non aver capito nulla.
Iniziai a capire che il problema non era lei, ma noi, della nostra cecità e ignoranza, di non aver riconosciuto niente dell’individuo Giada e di averla sempre lasciata sola a viversi tutto ciò che arrivava dall’esterno,di non aver mai dato un senso a quella sua espressione ”oddio mi sta per crollare il mondo addosso”, di aver pensato che fosse semplicemente un cane dominante… quando la sua prepotenza nasceva da una grande fragilità.
Mi sono impegnata da subito a cercare di tutelarla: niente più contatti forzati con le persone, passeggiate solo tra campi e boschi e incontri solo con pochissimi cani adatti a lei
Scopriamo quello che è il nostro piccolo mondo:una distesa di campi con un boschetto e dei canali dove si diverte tantissimo a nuotare,ad esplorare, a scoprire e vivere il suo essere cane.
Tuttavia il mio senso di inadeguatezza e il pensiero di aver lasciato che qualcosa le facesse del male mi portavano a starle continuamente addosso, a non lasciarla libera di essere ed esprimersi naturalmente. Il conflitto aumenta: Giada usa molto la bocca quando va in stress, quando si sentiva non ascoltata mi saltava addosso e mi prendeva al braccio e questo lo faceva solo ed unicamente con me e io ne rimanevo mortificata, e molto. Mi chiedevo in cosa sbagliavo, mi domandavo perché lei usasse questo comportamento solo con me che la amavo così tanto e cercavo di capirla...
Passeggiando le chiedevo di non andare tra gli alberi ma di restare sul sentiero con me, qualsiasi iniziativa che lei prendesse e la portasse ad allonatanarsi veniva bloccata dalla mia ansia e dalla mia necessità di avere tutto sotto controllo e di avere un cane che rispondeva alle mie indicazioni... la guardavo e vedevo un cane non sereno, infelice.
Però.. arriva un giorno di sole, mi siedo sulla riva di un canale e inizio a guardarla, la vedo chiedermi di inoltrarci tra gli alberi e penso “si andiamo!”... non potrò mai, mai, dimenticare il suo sguardo felice, colmo di amore e gratitudine per averla finalmente compresa ed essere stata complice e partecipe di ciò che ama di più: seguire le tracce di selvatico.
Rifletto e mi rendo conto di averle regalato finora un rapporto fatto di NO,di non si può fare,di non lo voglio fare,di tutto quello che vuoi fare non va bene!
Quello è stato il punto di svolta: dirle io sono qui CON te, ed esserci veramente.
Le sono grata, tanto grata, per avermi dato seconde, terze, quarte possibilità... per non aver mai smesso di cercare appoggio in me e sono immensamente felice di vedere che la nostra relazione inizia a prendere forma, che lei cerca nel mio sguardo supporto, conforto, conferme.

Facciamo degli stage e addentrarci nel mondo dell’apprendimento ci aiuta a lavorare sulla comunicazione, e gli incontri con cani durante le classi del Gentle Team le fanno capire che c’è altro dal fare il treno in corsa che travolge tutto.
Anche se inizio a comprenderla meglio le giornate non sono sempre semplici. Trovare una risposta a tutti i dubbi che ti poni,riuscire a mollare quello che stai facendo perché in quel momento devi essere presente e aiutarla, non sentirti frustrata ogni volta che lei adotta un comportamento non gradevole, avere mille occhi e monitorare tutto quando sei fuori casa, perché ogni imprevisto può diventare un’esperienza negativa.
A volte è faticoso, pesante, ti sembra che sia ingiusto, nonostante tutto l’impegno, nonostante tutto l’amore, non avere… un cane “tranquillo”.
E ti senti meschina perché lei c’è sempre... quando mi è successo qualcosa che stava per ” buttarmi per aria” lei era lì a tenermi ancorata a me stessa e alla mia vita, quando mi prende lo sconforto lei è lì, a ricordarmi chi sono e ad andare avanti. Perchè l’amore che provo per lei è anche responsabilità, è anche coerenza con chi sono e voglio essere, perché quando vivi con un cane come lei devi guardarti allo specchio, devi essere sincera con te stessa e riconoscere gli errori e le mancanze che hai avuto con lei e ti ritrovi ad analizzare chi sei veramente, qual è il tuo modo di vivere le diverse situazioni e le relazioni, di comunicare e come tutto questo ti fa sentire.
I progressi sono emersi quotidianamente, ma capisco che manca ancora molto, manca un equilibrio nel quadro generale.
Sono consapevole che ho bisogno di approfondire,di sviluppare maggiori competenze e consapevolezze e, siccome un giorno desidero lavorare con/per i cani, decido di fare il corso istruttori primo livello del GT! Ad aprile finalmente siamo arrivate ai Laghi!
E’ il primo dei tre fine settimana, io e Giada durante un’esperienza sull’uso del guinzaglio crolliamo! Crolliamo davanti alle persone presenti, rimaniamo ferme e immobili aspettando che il mondo ci caschi addosso, io bloccata nelle mie eterne insicurezze, lei nel non trovare il mio sostegno. ”Mettete sempre il cane in una condizione di successo,mai di possibile insuccesso”... me ne torno a casa con queste parole di Alexa che mi rimbombano in testa. Lavoro tantissimo sulla gestione al guinzaglio, cosa che avevo sempre trascurato, pensando fosse superfluo visto che usciamo solo nei campi, e finalmente riesco a capire quanto invece sia importante quello che rappresenta quel metro e mezzo di stoffa: ascolto, relazione, fiducia e tutela.
Arriva velocemente il secondo incontro e si inizia a lavorare sull’apprendimento e sugli stati emotivi…
“Chi sono,come mi sento e cosa voglio”: qualcosa che può sembrare scontato, banale,ma che mi travolge e mi fa capire quanto spesso io sia molto poco emotivamente onesta e consapevole con me stessa e con Giada, facendo si che la mia credibilità sia vacillante nei suoi confronti, e di conseguenza anche la sua fiducia in me. Parto dai Laghi con tanta voglia di lavorare sull’apprendimento, sugli stati emotivi suoi e miei nel procedimento e sui dettagli. Nella testa risuona “dov’è la tua mente, lì è il tuo cane” qualcosa che sento vero, potente ma ancora sfuggevole.
Infine arriva l’ultimo fine settimana e lavorando in campo con i miei compagni di corso ho finalmente l’illuminazione... dove è la tua mente lì è il tuo cane!! Ed è lì che HO CAMBIATO LA MIA MENTE! (nel frattempo stavo leggendo il libro di Alexa…) ed è lì che Giada mi ha sorriso, rotolandosi sull’erba e passeggiando tranquilla al mio fianco, senza l’ansia della presenza di altre persone e cani.
La mia mente era completamente e costantemente sul PROBLEMA, sulla Giada problematica, sul cane con poco autocontrollo, prepotente con i cani, che reagisce da pitbull quando va in stress, insicura su tutto.
La costringevo a vivere in un mondo dove tutto creava ansia, perché io ero in ansia sentendomi incapace e non abbastanza. Cancello tutto e riparto da noi, pensando che il mondo non crolla ad ogni passo, che lei è lei ed è splendida e che io devo smetterla di aver paura di tutto. Svolgiamo il saggio finale con il sorriso (e i lacrimoni agli occhi io!): Giada entra in campo felice, saluta tutti e lavora concentrata!
Un bellissimo traguardo per noi, per me nel vederla serena, per lei perché ha fatto un enorme passo avanti nella sua capacità di vivere e gestire le situazioni che prima la mettevano a disagio.

Sono passati circa 4 mesi, e la nostra vita è totalmente cambiata! Facciamo le nostre passeggiate senza che lei debba raccogliere un legno ogni due metri per scaricare lo stress, ma godendoci tutto. Se passano persone o cani sulla strada davanti casa raramente si schianta sul portone, ma mi avvisa che fuori c’è qualcuno di brutto e poi ce ne rientriamo tranquillamente.
Se va in stress sa che io la capisco, che sono lì con lei e questo l’aiuta moltissimo per recuperare velocemente.
E io lo sento il suo sollievo. La vedo godersi delle situazioni che prima la preoccupavano, la vedo crescere, scegliere.
E tutto questo per me ha il sapore di una grande conquista: la sua serenità. La vedo vivere senza più tutte quei pesi che il nostro rapporto le imponeva. Giada mi ha portato a fare un viaggio interiore immenso, a fare pace con me stessa... ora sono in grado di vederla, capirla e rispettarla in tutto ciò che è veramente, senza paure, senza proiezioni, senza aspettative. Le sono grata, immensamente grata.
Noi abbiamo un’anima in due, sentiamo tutto due volte, e questo, che un tempo ci faceva crollare, ora è la nostra forza!
“Io esisto in due posti,
qui
e dove sei Tu”
M.Atwood
5 Novembre 2015
Testo e foto di Alessandra Chiandotto
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