
Questa definizione è stata utile molti anni fa per tracciare una linea di separazione dai metodi basati sulla coercizione. Gentile si riferisce infatti all’assenza di strumenti quali il collare a strangolo, e di procedimenti quali la strattonata, la “correzione”, l’inibizione e in generale tutto ciò che può causare paura e dolore al cane.
Metodo gentile è una definizione derivata dal primo libro pubblicato in Italia sull’educazione del cane senza coercizione. Il titolo è: “Guida pratica all’educazione gentile del cane” (Calderini). L’ho scritto nel 1998, ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2000. Per fortuna è fuori stampa perché a distanza di 14 anni è ovviamente un testo datato.

Diversi anni fa, durante un seminario, un giovane (grosso) maschio di Leonberger è sdraiato e mi fissa. Ha la pupilla dilatata, è teso, preoccupato. Lo guardo. La reazione diventa più intensa, ma non distolgo lo sguardo.
La proprietaria afferra il guinzaglio e mi fissa, incapace di capire quello che sto facendo. Perché non distogli lo sguardo? Mi chiede.
Già, perché non interrompo il contatto visivo, come fanno tutti? Chiunque si trovi davanti un cane impaurito o minaccioso evita di guardare. Io no. Io guardo il cane.
Come addestrare un cane
(e condizionamento non è una brutta parola)
Un tempo si chiamava addestramento. Si andava in un campo a addestrare il proprio cane all’obbedienza di base: seduto, terra, condotta al guinzaglio, resta, richiamo. Tutti i cani erano uguali, uguali tutti i proprietari. Stessi obiettivi, stesso metodo per tutti.
E’ dal 2007 che organizzo ogni settimana incontri di socializzazione per i cani. In queste classi di socializzazione i cani incontrano altri cani in uno spazio recintato. L’obiettivo di questi incontri è sviluppare le competenze sociali dei cani, prevenire i problemi e aiutare i cani che manifestano difficoltà nell’interazione con altri cani.
Ricordo due momenti in cui ho pensato “questo cane è invisibile”.
Il primo è stato quando abbiamo valutato Granada, una cagnona nera ospite in un canile. Stavamo testando i pit bull del progetto Ex-combattenti, e confrontando le loro risposte con quelle di un simile gruppo di cani ospitati negli stessi canili, non pit bull.
L’empatia viene definita come la capacità di mettersi in relazione con le emozioni e le esperienze di un altro. Studi recenti hanno dimostrato le basi psicobiologiche dell’empatia, nel meccanismo dei neuroni specchio. La capacità di empatia si basa su una serie di meccanismi di risonanza interna, che permettono di ripetere mentalmente gli aspetti emozionali, percettivi e motori di un individuo che viene osservato.
Leggi tutto: Provare empatia verso il cane: le trappole dell’empatia
Sono passati 10 anni dal primo articolo che ho scritto e che abbiamo pubblicato sull’argomento. Dieci anni sono tanti, nella cinofilia italiana. Dieci anni fa scrivere un articolo contro il collare a strangolo voleva dire andare contro una radicata consuetudine. Entrare in un campo di addestramento significava imparare a mettere al collo del cane un collare a strangolo nel verso “giusto” (deve fare una P...).
